Articoli del produttore Savelli Elio - Az. agr. vitivinicola biologica - Oasi Bella Luce

Risalendo la Valle dell’antico territorio di Suasa, si incontra un paesaggio collinare morbido e sinuoso.

La particolare natura del terreno, unitamente alla sua felice esposizione, conferiscono alle uve quei particolari aromi che ritroviamo poi nel vino rosso Castel Suasa, donandogli quella unicità che lo hanno reso un prodotto di distintivo valore.

L’Azienda Agricola Savelli Elio si estende per circa 30 ettari, ed è da sempre condotta con i criteri dell’agricoltura biologica.

Risalendo la Valle dell’antico territorio di Suasa, si incontra un paesaggio collinare morbido e sinuoso.


La particolare natura del terreno, unitamente alla sua felice esposizione, conferiscono alle uve quei particolari aromi che ritroviamo poi nel vino rosso Castel Suasa, donandogli quella unicità che lo hanno reso un prodotto di distintivo valore.


L’Azienda Agricola Savelli Elio si estende per circa 30 ettari, ed è da sempre condotta con i criteri dell’agricoltura biologica.



LE ANTICHE ORIGINI


Le origini del castello di Sant'Andrea di Suasa, risalgono a circa 1500 anni fa, poco dopo la distruzione dell'antica città di Suasa ad opera di Alarico, re dei Visigoti nel 409 d.c.

Dopo tale evento, la popolazione superstite si ritirò sulle colline lungo la vallata del fiume Cesano e con il tempo diede origine a vari paesi e castelli, tra cui quello di S.Andrea di Suasa. Il nome originario in verità era “ Castrum Sancti Andreae” ed è rinato grazie all'opera dei monaci benedettini che intorno all'anno 1100 d.c. riunirono una parte di queste popolazioni e costruirono le mura del castello per dare loro protezione.
E' proprio in questo contesto storico, scandito dal susseguirsi di guerre, assedi e carestie, ma anche di periodi floridi e costruttivi che vennero gettate definitivamente le basi della nobile arte della viticoltura.
Benché in primis spettò all'impero romano il merito di averne introdotto le basi, poi a partire dal secondo secolo d.c. essa fu oggetto di un lento ridimensionamento fino a rivedere la luce progressivamente a partire dal secolo decimo, quando la diffusione del cristianesimo ed il nuovo simbolismo religioso che legava il vino al sacrificio della Santa Messa ne determinò la rinascita.
In particolare, in questo periodo la viticoltura fu fortemente incentivata grazie alla diffusione sul territorio degli ordini monastici e tra questi in particolare da quello dei benedettini, i quali si impegnarono a realizzare vigneti per i loro conventi.
Proprio a testimonianza del loro importantissimo ruolo nella storia di S.Andrea di Suasa, rimane ancora oggi visibile l'antico convento nel centro del castello.
Grazie al loro impegno, iniziò un periodo di prosperità per il borgo che divenne nel corso dei secoli, sede di una fiorente attività agricola e commerciale, derivante dalla coltivazione delle fertili terre attorno il castello.
Nonostante il passare dei secoli, grazie all'amore per la terra delle successive generazioni, al loro impegno ed al loro sacrificio, questa tradizione agricola si è conservata immutata fino ai giorni d'oggi, lasciando pressoché inalterato il territorio agricolo circostante, proteggendolo dall'industrializzazione dei tempi moderni e contribuendo pertanto a farne letteralmente un "piccolo mondo sospeso nel tempo".



LA STORIA DELLA FAMIGLIA SAVELLI


Questa storia comincia da molto lontano, così lontano ove non potendo arrivare la nostra memoria, si deve ricorrere a testimonianze mute e sovrane, alle mura del castello, alle querce secolari, agli antichissimi aratri ed attrezzi molteplici usati da queste genti nel susseguirsi del tempo e gelosamente conservati ancora oggi nell'azienda stessa.
Il merito di tale continuità va attribuito in egual misura ai due protagonisti della storia: l'ubicazione straordinariamente felice e la famiglia Savelli, che da sempre ne è amorevole, fedele ed industriosa custode.
A memoria d'uomo, sempre in questo sito esistette un vigneto.
Magari chissà, da quando Piero della Francesca (1415-1492) dipingeva queste dolci colline nei fondali dei suoi quadri quattrocenteschi, o chissà da tempi ancor più remoti, quando l'antica città di Suasa estendeva i suoi poteri in tutta la vallata circostante.



Di certo sappiamo che i Della Rovere, signori rinascimentali di cui rimangono testimonianze architettoniche in tutta la provincia, prediligessero questo fazzoletto di terra per la sua straordinaria vocazione vinicola.
La bellezza di queste terre, che ignorate dal turismo di massa hanno mantenuto integro il loro “genius loci”, dove ogni collina è tutt'ora coronata da una rocca o da un castello medievale, dove l'assenza di industria ha permesso che l'economia rurale preservasse l'incantevole paesaggio, ebbene tutto questo, come un valore intrinseco che quando non è visibile è comunque percettibile, partecipa all'anima più profonda del nostro vino.
A coronamento dell'opera di madre natura, si è inoltre aggiunto il lavoro ed il sacrificio dell'uomo, anzi degli uomini della famiglia Savelli, da generazioni.
A seguire il ritratto dei protagonisti.

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