Sappiamo davvero dove mettiamo i nostri piedi? Ecco come si lavora nelle concerie indiane

Ognuno di noi indossa scarpe ogni giorno. Da dove viene la pelle che viene usata per produrle? Chi fa questo lavoro e in quali condizioni? 

 

Campagna Abiti Puliti (Clean Clothes Campaign) è una rete di più di 250 partner che insieme lottano per il miglioramento delle condizioni di lavoro nell'ambito dell'industria della moda. Nel dicembre del 2017 Clean Clothes Campaign ha pubblicato il report "Guarda Dove Metti i Piedi", uno studio approfondito sull'impatto sociale e ambientale dell'industra della pelle, in particolare delle concerie negli stati indiani dell'Uttar Pradesh e del Tamil Nadu, che costituiscono i principali centri manifatturieri del settore.

 

Per comprendere meglio il senso e l'importanza di questo report e il motivo che ha portato a prendere in esame proprio l'indotto indiano, è necessario fornire alcuni dati molto importanti.

Secondo il Coucil for Leather Exports (CLE) l'India produce quasi un miliardo di metri quadrati di pelle (raw leather) all'anno in circa 2000 concerie, occupando circa 2,5 milioni di lavoratori per la maggior parte precari. E' il quarto Paese esportatore nel settore, infatti fra l'Aprile 2016 e marzo 2017 l'India ha esportato circa 5.665,91 milioni di dollari di prodotti in pelle destinati principalmente a USA, Germania Gran Bretagna, Italia, Spagna, Francia e così via.

 

Il report "Guarda Dove Metti i Piedi" ci fa dunque conoscere che cosa succede nella fase iniziale della lavorazione di una calzatura, rivelandoci una situazione tragica sia dal punto di vista ambientale che sociale, visti i livelli di inquinamento che questa lavorazione produce e le pessime condizioni di lavoro in cui versano i milioni di operai impiegati nell'indotto.

Inquinamento e contaminazione dei fiumi e delle falde acquifere

 

Il processo di concia più diffuso è quello al cromo, in quanto è molto veloce e si può completare in poche ore, al contrario della concia vegetale che avrebbe invece bisogno di qualche giorno. Per trattare circa 1000 kg di pellame grezzo, sono necessari circa 500 chili di sostanze chimiche producendo 600 chili di rifiuti solidi e 15/20 metri cubi di liquami. Ogni anno vengono dunque prodotti in India circa 50mila tonnellate di rifiuti solidi derivanti proprio da questi processi di lavorazione , rifiuti che contengono molte sostanze chimiche dannose come cromo esavalente, mercurio e arsenico.

 

Per trattare un solo chilo di pelle grezza sono necessari dai 40 a 50kg di litri d'acqua. Per questo motivo le concerie sono spesso situate vicino ai fiumi, per avere sempre grandi riserve d'acqua a disposizione.

 

fabbisogno d'acqua lavorazione pelle

 

L'impatto ambientale di questo genere di lavorazioni è dunque molto negativo come dimostrano anche le analisi dei campioni di acque e di suolo raccolti nelle zone di Kanpur e Agra nella regione Uttar Pradesh, i quali hanno rivelato le principali fonti di rischio ambientale:

 

1) Scarichi indiscriminati di sostenze tossiche in campo aperto, che contaminano i corsi d'acqua circostanti. Il cromo esavalente infatti fuoriesce dalle discariche per anni avvelenando l'ambiente e causando enormi problemi di salute ai residenti.

2) Inquinamento e distruzione di terreni agricoli perché irrigati con acque contaminate, che rendono il suolo inadatto all'agricoltura, che costituisce una fonte indispensabile di sostentamento delle popolazioni che abitano l'area.

 
Condizioni di lavoro precarie, bassi salari

 

I numerosi lavoratori impiegati nelle concerie sono precari, spesso i contratti sono inesistenti, lasciandoli quindi esclusi dalla copertura pensionistica e assicurativa. I salari sono molto bassi, 3-4 euro per 10-12 ore di lavoro, o 100 euro mensili, importi bassissimi che permettono la mera sopravvivenza e che non consentono una vita di qualità non solo ai lavoratori, ma anche alle loro famiglie e ai figli a cui non è possibile garantire una buona istruzione. Nessuno degli intervistati gode di un periodo di ferie retribuito ed è in possesso di documenti che attestino la loro occupazione.

 

La situazione lavorativa di queste zone è resa ancor più dura e tragica dall'inquinamento e dalla mancanza delle minime misure di protezione dei lavoratori, che riferiscono di soffrire di gravi problemi di salute. Lamentano, fra le altre cose, freddo, febbre cronica, dolori articolari, dermatiti e irritazione degli occhi, come testimoniato anche nel video sottostante (con sottotitoli in inglese).
Nessuno dei lavoratori interpellati è stato formato al fine di imparare a trattare in sicurezza le sostanze chimiche utilizzate nella lavorazione della pelle.

 

E' ovvio che non possiamo tollerare che milioni di persone finiscano in uno stato di schiavitù e perdano salute e dignità per poter acquistare scarpe o accessori a basso prezzo. Come consumatori dobbiamo appoggiare queste campagne, diffonderle e pretendere dai grandi marchi di cui siamo clienti trasparenza, controllo della filiera, rispetto dei diritti umani. 

 

 

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